giovedì, 29 ottobre 2009 alle 16:43
Mi chiedo se davvero sono così pessima, così poco pronta al confronto, così fragile da sembrare così dura ed intransigente.
O è come dico io o niente.
Non lo sò perché gli altri mi vedano così stronza, probabilmente perché lo sono. E allora perché sto così male e mi viene da piangere??? Una stronza non si sentirebbe, di certo, come mi sento io.
Non ci posso fare niente, è la mia corazza, la mia forza e la mia debolezza. Allontanare gli altri prima che gli altri allontanino me. E' così che funziona giusto?
Non lo sò come funziona nel quotidiano delle persone normali, ma di certo sò come funziona nel mio quotidiano.
Non dico "ti voglio bene" suppongo da anni, non esprimo il mio affetto neppure sotto tortura, parlo con le persone senza neppure avere il coraggio di guardarle negli occhi e... mi sento sempre così sola.
Quelle poche volte in cui parlo vengo aggredita, passo per la stronza, passo per quella che sbaglia tutto. E allora, tanto vale, non parlare più se questi possono essere i miei soli risultati.
Vorrei poter avere il permesso di passare mesi chiusa nella mia stanza senza dover combattere e convivere con il mondo intero. C'è sempre qualcuno che tenta di tirarmi su e di farmi uscire dal mio angolo buio. Ma io non voglio uscirne, io voglio stare lì in silenzio senza dare fastidio a nessuno.
Perché è così che mi sento: sempre di troppo.
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Parlo di... io e le paturnie
giovedì, 15 ottobre 2009 alle 21:10
Dio quanto mi manchi.
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Parlo di... elle
venerdì, 09 ottobre 2009 alle 18:28
Mi domando se esiste al mondo una persona con cui io mi possa aprire completamente, con cui non aver remore, nessun freno, con cui mi sembrerà la cosa più normale del mondo parlare di me stessa.
Che brutto, che brutto pensare che la vera Cristina non la conosce nessuno.
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Parlo di... io
mercoledì, 07 ottobre 2009 alle 19:56
E poi di colpo eccoti qui, puntuale al posto tuo.
Poi... poi non lo sò che pensare..
Finalmente mi sembra di star risalendo, di sentirmi meglio, di poter dire che riuscirò a farcela anche stavolta, che ne devo uscire vincente.
Però tu no. Con te c'è poco daa fare, nonostante mi sforzi il più possibile mi sembra di non riuscire mai ad allontanarti più del necessario, del possibile.
Ho paura. Ho paura di guardarti negli occhi, ho paura che si legga lontano un miglio quanto sia ancora legata a te, ho paura di parlarti, di ascoltarti... ho paura di stare male.
Di sentire, di nuovo, un dolore troppo grande e stavolta non credo che mi sia possibile uscirne quasi illesa. Ho troppa paura di soffrire. Perché ti conosco, perché, anche se non vuoi ammetterlo, non sei minimamente legato a me, perché la nostra è un'amicizia (?) di convenienza, perché è fin troppo facile avere una persona a fianco sempre disponibile e con il sorriso stampato sul viso.
Vuoi la verità?
Tu per me sei un grande problema. Non sò come uscirne, non sò decidermi, mi è impossibile dire riproviamo e sò che per te è impossibile ascoltare un addio e accettarlo senza spiegazioni.
La spiegazione è così palese, così semplice, così banale. Probabilmente a parlartene perderebbe di significato.
Tu per me non sei un amico dannazione.
Io voglio stare con te, ancora una volta, ancora maledetta me.
Chissà se ne uscirò vincente....
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Parlo di... paura, elle, le mie quasi relazioni, brava stronza che sono, cose che non ti aspetti
venerdì, 02 ottobre 2009 alle 12:31
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venerdì, 21 agosto 2009 alle 19:55
La tua telefonata a mezzanotte e due minuti. E' stata la cosa più bella.
Tanti auguri a me.
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Parlo di... pensieri, elle, io , le dannate farfalle
mercoledì, 19 agosto 2009 alle 10:03
Ieri mi sembrava d'impazzire. Non sono riuscita a chiudere occhio. Ho vagato per casa come una folle.
Una casa completamente vuota e silenziosa. Una città che non mi aiuta a non pensare. Ma, d'altronde, mi domando se qualcuno o qualcosa ci sarebbe riuscito.
Ho pianto tanto. Ho ascoltato canzoni tremende (la depressione si deve vivere fino in fondo, no?!?).
Lui era su messenger. Io ero invisibile. Non mi sono fatta vedere... tanto di cosa avremmo dovuto parlare?
Tutto quello che non avrei mai voluto sentirmi dire era già stato detto. Non c'era bisogno di parlare. Non ieri. Neppure oggi. Sabato prossimo probabilmente dovrei.
Poi sono tornate due delle mie migliori amiche a Roma, e, raccontando, non riuscivo a smetterla di singhiozzare, di sentirmi una stronza ed una nullità.
Ma è stato bello sapere che ho due amiche meravigliose, che hanno ascoltato i miei pianti al telefono, che mi sono venute a prendere a casa e mi hanno portato da loro. Ed ho dormito da loro. Tra chiacchierate (spero non inutili), tra tanti lavaggi del mio dannato cervello, tra tante ipotesi, pensieri e ricordi.
Ho paura.
Ma devo parlarci.
Devo smetterla d'illudermi. Di accontentarmi di un'amicizia. Un'amicizia così malata sin dall'inizio.
Ho paura del dopo. Del come farò senza di lui. Di come farà lui senza di me. Delle nostre vite così vicine e tutto ad un tratto così lontane.
Devo farlo. Devo autoconvincermi che è la soluzione migliore.
Non posso continuare così. Non posso volermi così male. Non posso continuare a far finta di niente, ascoltare le sue mezze storielle e continuare a dargli consigli ed ascoltarlo parlarmi di altre.
Ho paura di guardarlo negli occhi e capire che non sono mai stata nulla per lui.
Ma devo farlo. Non posso odiarmi fino a questo punto. Non è giusto.
Per una volta, dovrei imparare a farmi del bene. Non dico tanto ma un pò mi servirebbe.
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Parlo di... pensieri, lacrime, amiche, elle, la mia roma
martedì, 18 agosto 2009 alle 20:15
Sentirti per cinque minuti. "Ho tanta voglia di vederti". Un'ora e mezza e sono pronta.
E il cuore batte forte quando scendo le scale, mi tremano le gambe. Dio da quanto non mi capitava. Solo con te.
Poi ti vedo, mi vieni incontro, ci abbracciamo forte. Dio quanto sei bello. Dio quanto mi piaci. Un bel respiro e ti ascolto. Che tanto siamo all'aria aperta il mio cuore non lo senti. Non lo senti come batte forte.
E poi sono così brava a far finta di nulla. E tu mi conosci da solo un anno, troppo poco per capirmi.
Ogni volta che esco con te sono sempre così tranquilla. Stavolta più del solito. Gioco, scherzo, rido, ti prendo in giro.
Poi l'aperitivo. Tu che mi racconti le vacanze davanti ad un piatto di pizzette, patatine ed un bicchiere di Aperol. Ed ho il cuore che ancora mi batte forte. Perché non si ferma un pò?
Poi mi parli di lei. DI UN'ALTRA. Con cui hai fatto le 7 di mattina il giorno prima. Dio odio pensarti che baci qualcuno. No. Non è giusto.
Il mio cuore si ferma completamente. Forse non era proprio questo che speravo appena mezz'ora prima.
Vorrei prendermi la testa e sbatterla contro un muro. Alzarmi, tirarti l'Aperol dietro, piangere e scappare. Scappare via da te, dai miei dannati ricordi, dalle mie maledette illusioni. Chiuderti in un cassetto per non riaprirlo più.
E invece faccio finta di niente. E ti prendo in giro. E mi dici che non t'interessa, che è capitato e niente di più. Che è successo anche con un'altra. Ma anche di quella non te ne frega nulla.
E io là davanti. Come una cogliona. Maledetta me. Perché ho permesso tutto questo? Perché sono finita anch'io nel giro dei tuoi rapporti malati? Stronza che sono.
E tu non ti accorgi di nulla. Non ti rendi conto che se è un anno che non ti ho mai parlato di nessun'altro ragazzo è perché nella mia dannata testa ci sei solo tu. Oppure fai finta di nulla, te ne freghi. Ma no, no non ci posso credere che mi odi a tal punto.
E poi passeggiamo, andiamo a cena. Provo a dimenticare tutto. Provo a far finta di non pensare che poche ore fa ti baciavi con una che non sono io. Ci provo. Ci riesco.
E continuiamo a chiacchierare, a giocare. E mi sembra tutto così bello che non voglio pensare a nient'altro, non voglio pensare a quando mi lascerai sotto il portone e che, appena chiuderò la porta alle tue spalle, piangerò come non mi capitava da tempo.
Mi sembra d'impazzire. Era me che dovevi baciare. Era me. Non una di una notte, non è giusto.
E poi cerchiamo un bar per il caffè a Via del corso in macchina. "Ma non puoi passarci qua!!!". E ridiamo, e tu giochi, ed io vorrei dimenticare le due ore prima ed abbracciarti forte e dirti quanto ti voglio bene.
E poi no nconosci la strada per tornare a casa e io ti prendo in giro e ti faccio sbagliare. E poi, come due cretini, cerchiamo la strada per arrivare davanti alla mia università, perché vuoi vederla, perché vuoi venirmi a trovare. Ci fermiamo davanti alla sede, il portico, il portone e poi ripartiamo.
In macchina metti il mio Cremonini. Quel cd meraviglioso, quel concerto che andremo a vedere insieme la prossima settimana. Quella canzone che amo follemente. e restiamo in silenzio, alzi il volume ed io la canto. E già lo sò che domani non farà che ricordarmi questa serata e tutto questo dolore.
...sono il pagliaccio e tu il bambino
nel circo ho tutto e vivo solo di quel che sono.
La sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sotto...
Poi restare sotto casa mia. Fumare. Scherzare. Parlare, parlare e parlare ancora. Ma non dirti quello che ti avrei voluto dire.
Mi piaci Leo. Mi piaci da impazzire. Da un anno. Da quando ti ho guardato per la prima volta negli occhi, da quando ti ho scritto la prima lettera, dal tuo primo messaggio, dal tuo primo "ti voglio bene". Dalla mia prima lacrima e dalla mia forza nel far finta che sia tutto così normale.
Sono le due. Sei stanco. Hai dormito poco. Avrei voluto addormentarmi tra le tue braccia maledetta me. Vado a casa. Fammi uno squillo quando torni.
E poi mi dimentico gli occhiali da sole nella tua macchina. Due rampe di scale, mi telefoni e riscendo. E tu sei lì davanti a me. Baciami ti prego. Fammi dimenticare tutto quello che d'insopportabile ho ascoltato questa sera.
Un abbraccio, un bacio sulla guancia, il tuo viso. Io corro via.
Ed ora piango.
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Parlo di... lacrime, canzoni significative, mi odio, elle, brava stronza che sono